mi è piaciuto e lo giro….

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Quando vado e torno dal lavoro, in auto ascolto la radio.
Il cd non funziona da tempo,
quindi per cercare accenni di musica o di idee discrete, faccio zapping.
E naturalmente trovo un po’ di tutto.
Da Brahms ai Baustelle, da Padre Livio a Pannella.
Qualche settimana fa ogni radiogiornale terminava con la notizia
che a breve sarebbe caduto sulla Terra un satellite artificiale
e che i frammenti avrebbero potuto non disintegrarsi completamente
nell’atmosfera e quindi colpire qualcuno o qualcosa.
Gli esperti ragionavano sulla percentuale di probabilità che ciò avvenisse
sul suolo patrio. L’1% era ritenuta una cifra ragionevole e con ciò
si sottintendeva, credo,
che l’italiano medio poteva ritenersi quasi al sicuro:
poteva insomma continuare ad andare a far la spesa,
portare a spasso il cane, giocare a pallone,
senza doversi rifugiare in casa
o munirsi di ombrelli in acciaio e kevlar.
I sopra citati, sono discorsi che si fanno chiaramente per riempire i
minuti di programmazione e per alleggerire le cronache.
Eppure in tempi di crisi,
anche i piccoli segni possono assumere un valore più ampio,
e tutto può diventare metafora.
Ed il fatto che si ragioni sulla percentuale di probabilità
che un frammento di satellite ci cada in testa,
somiglia vagamente alle quotidiane discussioni intorno ai pronostici
che dall’alto economisti e politici
calano sulle nostre teste e sul nostro futuro.
Ovviamente ogni buon padre di famiglia, nella nostra cultura,
ha l’obbligo morale di essere previdente, di farsi i conti in tasca,
di saper leggere non solo i segni dei tempi
ma anche le prospettive economiche future ed attrezzarsi
di conseguenza e per ogni evenienza,
per il bene proprio e della sua famiglia.
Ma in tempi di crisi, pare che tale legittima preoccupazione
diventi il punto su cui far leva per suscitare e definire
paure e chiusure. E’ un po’ il concetto di guerra dei poveri.
Ciò che conta è la conservazione del perimetro del mio cortile,
indipendentemente o addirittura a spese di ciò che mi circonda,
case, strade, ponti e persone.
Cada pure il satellite, ciò che conta è che cada altrove.
Il problema è che tali paure e chiusure nel tempo diventano
cultura, modo di pensare e di agire, modo di crescere.
E come per ogni paura umana,
accade che sia immediato assorbirla e complesso liberarsene.
Così come le paure che ci portiamo dietro dall’infazia:
fanno parte di noi, ci condizionano,
ma spesso non ce ne ricordiamo neppure l’evento scatenante,
non ce ne spieghiamo le ragioni.
E’ normale che in tale constesto lo straniero faccia paura.
E’ normale, ma è più complicato accorgersene,
che dallo straniero all’estraneo il passo sia breve.
E che dunque dopo lo straniero cominci a far paura
tutto ciò che è sconosciuto, differente, e soprattutto problematico.
La paura chiama a difesa l’imperativo categorico della normalità,
e sopravvive meglio chi si adatta meglio.
Si tolgono le prostitute dalle strade, ma non ho letto di proteste
contro il sistema di sfruttamento di protettori, affittuari
e compagnia bella.
Si bada a svolgere pedissequamente il programma scolastico,
con l’illusione che qualche individualità migliore si salvi da quei
microcosmi ribollenti di inquietudini, solitudini, tensioni e assenze
che sono ormai le classi.
Si sgomita per una scrivania un po’ più spaziosa al lavoro,
e non si conosce il senso del proprio lavoro,
si sgomita per non perdere tempo:
per il parcheggio e per il turno nella fila,
e si smarrisce proprio in questa corsa il valore del tempo che passa.
Si ha paura della fine del mondo,
probabilmente perché non si pensa alla propria.

Facendo zapping alla radio
ho però anche scoperto che a Sarajevo, prima della guerra,
nelle case ortodosse e cattoliche era sempre pronta,
per gli ospiti di religione islamica,
una pentola che non aveva mai toccato carne di maiale.
E se per il satellite tutte le metafore che ho svolto
sono senza dubbio forzate,
questa pentola di Sarajevo di metafore è invece colma.
Perché la pentola è uno spazio del cuore,
è lo spazio che ognuno ha in serbo per l’altro,
per la diversità indubitabile dell’altro,
se crediamo davvero che ognuno sia unico e irripetibile.
E’ quello spazio che la paura mette a tacere,
occupandolo con le proprie cose,
e che invece la libertà allarga,
arricchendolo di ogni incontro e di ogni emozione.
La pentola è la pienezza propria del vuoto,
è il silenzio da cui nasce la musica,
è quel vuoto pieno di possibilità di riempirsi,
pieno di futuro, di spirito provvidenziale, di novità.
E’ l’otre nuovo che accoglierà vino nuovo.

Alla prossimità della festa di tutti i santi,
accosto il pensiero di andare a scovare questa pentola,
di tenerla sempre pronta, pulita, ordinata sulla credenza.
Forse di questi tempi, un poco di santità sta anche nel preoccuparsi
meno per i frammenti di satelliti che possono caderci in testa
e più per l’amico e l’estraneo che, atteso o inaspettato,
accoglieremo alla nostra mensa.

E’ tempo di speranza: prendi a cuore la vita!

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Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell’anima.
Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell’eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E’ la fonte della saggezza
E’ la strada della felicità
E’ il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E’ la chiave del Paradiso.

(Iscrizione trovata sul muro
della Casa dei Bambini di Calcutta.)

Campagna Tesseramento 2012

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Sono aperte le iscrizioni all’associazione Superfac. La quota sociale per l’anno 2012 è di € 20. Chiunque è interessato ad iscriversi o rinnovare l’adesione può farlo entro il 30 Novembre 2011.

16 ottobre 2011 incontro di formazione

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Tutti i volontari sono invitati a partecipare al primo incontro di formazione sul tema” E’ tempo di speranza” presso la casa accoglienza delle suore oblate a Monticelli (ap). domenica 16 ottobre dalle ore 16,00

Fiera a Pagliare

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Domenica 9 ottobre il Superfac sarà presente alla fiera di Pagliare del Tronto con uno stand di solidarietà a favore di progetti missionari  promossi dall’associazione stessa. Partecipate numerosi!  

Grazie a tutti coloro che ci danno una mano e ci sostengono!!